Al massimo, stabilito che la pastiera è mia, vi copio la ricetta che mi ha mandato la mitica Maria Paraggio, sociologa, cuoca, poetessa e tanto altra ancora.
Avete preparato carta e penna? Non ci credo. Meglio: siete pronte/i al taglio e incolla? E allora procedete:

Ingredienti pasta frolla: 700 grammi di farina, 2 uova intere e 4 tuorli, 200 grammi di zucchero, 20 grammi di burro o strutto, buccia di limone grat. Un pizzico di bicarbonato, un cucchiaio di buon miele, mezzo cucchiaino di cannella in polvere, un pizzico di sale, una bustina di vanillina, qualche goccia di acqua di fior d’arancio, di limoncello e di rhum.

Ingredienti ripieno: 500 grammi di ricotta cremosa e freschissima, crema pasticcera. 500 grammi, 5 uova intere e due tuorli, una bustina di vanillina, cannella in polvere, fior d’arancio, qualche goccia di strega o rhum, grano cotto raffreddato ( cuocere prima il grano in 150 grammi di latte, 20 grammi di zucchero, 40 grammi di burro, buccia di limone fino a quando non si ottiene un composto cremoso), cedro e scorzetta di arancia canditi a pezzetti ( da aggiungere alla fine).

Lavorazione
: Impastare la pasta frolla e lasciar riposare almeno un’ora. Frullare la ricotta con tutti gli ingredienti, tranne il grano cotto e i canditi. Aggiungerli quando si è frullato il tutto, amalgamando il composto.
Foderare di pasta frolla le teglie apposite, dopo averle imburrate e infarinate, versarvi il composto e completare con strisce di pasta frolla. Spennellare la superficie della pastiera con tuorlo d’uovo battuto. Infornare per un’ora a 200 gradi. Spegnare il forno e lasciar asciugare la pastiera nel forno.

Slurp ce lo aggiungo io, assieme alla foto della “mia” pastiera.

La pastiera di Maria Paraggio

La pastiera di Maria Paraggio

Il carattere è il destino [Eraclito 15].
Esiste un qualcosa [ ... carattere ... ] che plasma ciascuna vita umana in un’immagine globale, comprendente le sue contingenze casuali e i suoi momenti speciali in attività inutili. Spesso gli ultimi anni sono dedicati ad esplorare tali particolari insignificanti, ad avventurarsi negli errori passati per scoprirvi configurazioni comprensibili [Hillman 15].
[...] Il pensiero è capace di dare origine alle proprie specie, di selezionare idee innaturali e di palesare la propria evoluzione; inoltre, un mucchio di pensieri asoslutamente inadatti soppravvive [Hillman 16].
I vecchi dovrebbero essere esploratori [Eliot 21].
[...] Per me questo significa: segui la curiosità, indaga idee importanti, rischia la trasgressione [Hillman 21].
[... L'alétheia è ...] il tentativo [...] di porci in contatto con la nuda realtà [...] nascosta dietro il manto della falsità [Ortega y Gasset 21-22].
Il pensiero è una straordinaria modalità di eccitamento [Whitehead 22].

Prefazione dell’autore

1 gennaio 2009

Più luce, disse Goethe morendo [Hillman 23].
Avevano ingannato noi / o ingannati se stessi, gli antenati dalla voce pacata, / lasciandoci in eredità nient’altro che una ricetta d’inganni? [Eliot 24].
I vecchi soldati non fanno che combattere sempre, in ogni nuova causa in cui si impegnano, la prima delle loro campagne [Hillman 25].
Le idee sono forze che si impossessano della mente e non mollano la presa finché non gli abbiamo dedicato qualche pensiero [Hillman 25].
E’ dunque fondamentale per la nostra indagine disfare la coppia morte-vecchiaia, ricostruendo invece l’antica connessione tra vecchiaia e unicità del carattere. [Hillman 27].
E’ questa la sfida più audace: scoprire un valore nel diventare vecchi senza prenderlo in prestito dalle metafisiche o dalle teologie della morte. La vecchiaia in se stessa, una cosa a sé stante, liberata dal cadavere [Hillman 27].

Prefazione al libro

1 gennaio 2009

Questo libro è formato di tre parti principali, che seguono il tema del carattere attraverso tre fasi. [...] Durare, Lasciare, Restare. Tre parti, tre idee portanti [Hillman 29].
Il carattere impara dal corpo la saggezza [Hillman 30].
Le facce vecchie sono segnate dal carattere, la loro bellezza rivela il carattere e la loro perdurante forza come immagini di intelligenza, autorevolezza, tragedia, coraggio e profondità dell’anima è dovuta al carattere[Hillman 30].
Essere unici è essere strani, diversi, atipici, senza uguali in alcun luogo. [Hillman 31].
L’immagine che rimane di noi, quel modo unico di essere e di fare che lasciamo nella mente di altri, continua ad agire su di loro, nell’aneddotica, nei rcordi, nei sogni; come modello ideale, come voce guida, come antenato protettivo: una forza potente all’opera in coloro che hanno ancora una vita da vivere [Hillman 31].

Longevità

1 gennaio 2009

Il dato statistico [... : ... ] il dato che diventa il fato. [Hillman 37]
Se durare significa qualcosa d’altro e di più che superare in durata le aspettative statistiche, allora che cos’è che dura? [...] una componente psicologica costante che ti segnala come un essere diverso da tutti glia ltri: il tuo carattere individuale. Tu. [Hillman 37 - 38]
Ciascuno di noi è un ciascuno. [James 40]
In quanto ciascuni siamo unici, perché ciascuno di noi ha, o é, uno specifico carattere che rimane lo stesso. [ Hillman 40]
Se consideriamo il carattere qualcosa di più di un insieme di tratti o di un’accumulazione di abitudini, virtù e vizi, e piuttosto come una forza in atto, allora il carattere potrebbe essere il principio informatore dell’invecchiamento del corpo. E l’invecchiamento diventa una rivelazione della saggezza del corpo. [ Hillman 42]
Quella di considerare l’anima come un’intelligenza attiva, che conforma il destino di ciascuna persona e ne traccia la trama, è n’idea utile. [...] Le trame che ingarbugliano la nostra anima e fanno uscire allo scoperto il nostro carattere sono i grandi miti. [ Hillman 45]
Mantenersi in carattere è mantenersi nella propria forma per durare. [ Hillman 46]
Invecchiando ha luogo, senza bisogno d forzature, una curiosa forma di estensione della vita. Passati i cinquant’anni, ci troviamo a volte alleati, nel pensiero, nel sentimento, nel ricordo, con i nostri genitori, più che con i nostri figli. [ Hillman 64]
Più indietro riesci ad andare con l’immaginazione, più la tua vita si estende. [ Hillman 65]
Più riesci a protenderti all’indietro, nel passato storico, e all’ingiù, verso ciò che è dopo di te e in basso, e all’infuori, verso l’altro da te, e più la tua vita si estende. La longevità si libera della capsula temporale. Questa è la vera longevità, un durare di più che dura per sempre, perché nn c’è capolinea. [ Hillman 67]

L’ultima volta

1 gennaio 2009

Ultimo rende avvenimento l’evento, lo eleva oltre il quotidiano, lascia un’impressione duratura. [...] Perché? Perché cò che avviene alla fine di uan sequenza ne bolla la chiusura, le conferisce finalità. Echi di destino. [Hillman 69]
Portando a conclusione una serie di eventi che sarebbe altrimenti potuta durare all’infinito, l’ultima volta si pone al di fuori del tempo seriale, è trascendente. [Hillman 70]
L’ultima volta trasforma in  poesia l’amore, il dolore, la disperazione e l’abitudine. [...] Solleva la vita fuori da se stessa. La trascendenza è appunto questo. Ci sentiamo scossi fin dentro le ossa, come se gli dei fossero discesi nel bel mezzo della nostra vita. [Hillman 70]
L’ultima volta è unica, singolare, fatale. [Hillman 71]
Mi piace immaginare la nostra psiche come una pensione piena di ospiti. [...] Una soddisfacente teoria del carattere deve dare spazio a tutti, ai caratteristi, alle controfigure, agli addestratori di animali, alle comparse, agli attori che recitano soltanto una particina e si esibiscono in numeri inattesi. Spesso sono questi a dare allo spettacolo il suo tono tragico, o fatale, o demenziale. [Hillman 72]
Una cultura cieca alle complessità del carattere consente allo psicopatico le sue orge di violenza. Nessuno aveva notato alcunchè di strano perché nessuno aveva l’occhio per vederlo. [...] Noi siamo quello che appariamo: vero, ma soltanto quando le apparenze sono lette in modo immaginativo, soltanto quando l’occhio che percepisce studia ciò che vede come se fosse un’immagine duratura.  [Hillman 75]
Nel dramma il carattere si rivela attraverso l’azione. [Aristotele 77]
L’idea di carattere è necessaria in una cultura perché nutre l’immaginazione. [Hillman 80]
Senza l’idea di carattere, nessuna persona ha un valore che duri. Se ciascuno è sostituibile, ciascuno è anche un vuoto a perdere. L’ordine sociale diventa come un battaglione sotto il fuoco nemico; siamo tutti pezzi di ricambio, rimpiazzi per riempire i buchi [Hillman 80]
Noi duriamo come immagini inventate, vuoi nei ricordi della famiglia, nei pettegolezzi dei detrattori o nelle parole dei necrologi. Il nostro carattere diventa fonte inesauribile di storie che aggiungono un’altra dimensione di vita alla nostra vita mentre già, come dati di realtà, stiamo sbiadendo. [Hillman 81]

Vecchio

1 gennaio 2009

Da durare a lasciare

1 gennaio 2009

Ripetizione

1 gennaio 2009

La forza della gravitas

1 gennaio 2009

Svegliarsi di notte

1 gennaio 2009

Inaridire

1 gennaio 2009

La memoria

1 gennaio 2009

Irritabilità accentuata

1 gennaio 2009

Distacchi

1 gennaio 2009

Ars amatoria

1 gennaio 2009

Anestetizzati

1 gennaio 2009

Insufficienze cardiache

1 gennaio 2009

Ritorni

1 gennaio 2009

La forza della faccia

1 gennaio 2009

Da lasciare a restare

1 gennaio 2009

Il carattere immaginato

1 gennaio 2009

Nonni

1 gennaio 2009

Vecchie bisbetiche

1 gennaio 2009

Le virtù del carattere

1 gennaio 2009

Il tocco finale

1 gennaio 2009

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